Età del bronzo
Un nuovo metallo conquista la pianura
Il miglioramento costante delle tecniche di lavorazione del rame consentì presto di intuire che questo metallo si lega facilmente ad altri elementi divenendo meglio lavorabile e più resistente. Fu così che circa 4000 anni fa cominciò a diffondersi in Europa il bronzo, una lega composta da rame e stagno.
All’inizio dell’età del Bronzo, in Italia settentrionale si continuò a usare il rame quasi puro o quello ricavato dai rami grigi, particolari tipi di minerali, contenenti piccole percentuali di altri elementi – come antimonio, arsenico, argento e nichel – che, sommandosi, danno l’effetto di una lega. Un esempio è costituito dalle asce rinvenute nel 1921 tra Remedello e Visano, durante i lavori di realizzazione del cosiddetto Canale Bresciani. Le 17 asce in rame puro o quasi, oggi conservate nel Museo di Santa Giulia a Brescia, erano contenute all’interno di un vaso in ceramica e costituivano quello che in archeologia si definisce un ripostiglio, cioè un insieme di oggetti in metallo nascosti intenzionalmente da un artigiano.
All’inizio il bronzo venne usato soprattutto per la fabbricazione di oggetti di ornamento o di prestigio, ma nel giro di un millennio buona parte degli strumenti fino ad allora fabbricati in selce, pietra levigata, osso o corno, vennero definitivamente sostituiti da esemplari metallici, maggiormente resistenti.
Età del bronzo
Palafitte in pianura
All’inizio dell’età del Bronzo, tra 4200 e 3600 anni fa circa, lungo le sponde meridionali del lago di Garda si sviluppò la cosiddetta Cultura di Polada, così chiamata dalla località di Lonato dove nell’Ottocento fu scoperto uno dei primi insediamenti palafitticoli. Gli abitati più tipici di questa cultura sono, infatti, le palafitte, abitazioni realizzate su impalcati lignei sostenuti da numerosi pali infissi profondamente sul fondo di laghi, di aree umide o parzialmente allagate.
Dal lago di Garda le comunità della Cultura di Polada si spinsero progressivamente più a sud, lungo le direttrici naturali formate dal corso dei fiumi Mincio, Chiese, Mella e Oglio. Le strutture di tipo palafitticolo, già ampiamente collaudate, vennero impiegate anche in pianura, dove gli insediamenti sorsero in ambienti umidi in prossimità dei corsi d’acqua o in aree depresse. Tracce di uno di questi insediamenti, databile a circa 3800 anni fa, è venuto alla luce a Isorella, in località Gardoncino, a sud-ovest del centro abitato.
Età del bronzo
Dalle palafitte alle terramare
Verso la metà del II millennio a.C., in risposta a un repentino cambiamento climatico e all’insorgere di tensioni sociali, molti abitati vennero abbandonati e le comunità si concentrarono in insediamenti più grandi. Nella pianura a sud del Po si diffuse un nuovo tipo di insediamento: la terramara, un villaggio formato da case, per lo più su pali, racchiuso da argini e fossati.
Tra 3400 e 3200 anni fa, i villaggi della cultura palafitticolo-terramaricola conobbero il loro massimo sviluppo, sia lungo le sponde dei laghi sia in pianura. Conosciuto dal 1871, il cosiddetto Castellaro di Gottolengo costituisce un esempio tipico di insediamento di questo periodo. Oggi il sito si presenta come un’ampia altura artificiale di forma quasi rettangolare, alla confluenza tra due corsi d’acqua. Gli scavi archeologici hanno permesso di raccogliere numerosi manufatti, in gran parte conservati al Museo delle Civiltà di Roma. A questo periodo è datato anche un abitato, che doveva estendersi originariamente su un’area di circa 2-3 ettari, individuato in località Chiusarino a Carpenedolo.
Età del bronzo
Preziose offerte alle acque del Fiume
La deposizione intenzionale di oggetti metallici nel greto dei fiumi e nei laghi rappresenta un fenomeno ricorrente della Preistoria europea. Tra questi la maggior parte sono armi rinvenute nei pressi dell’alveo dei fiumi e databili all’età del Bronzo.
L’offerta di questi oggetti poteva essere legata al particolare significato simbolico che veniva attribuito alle acque. I fiumi e i laghi dovevano essere considerati, infatti, spazi in cui era possibile entrare in contatto con le forze naturali, se non addirittura manifestazioni delle divinità. A volte le offerte erano anche legate alla presenza dei punti di guado, sotto la diretta tutela della divinità.
Accanto all’aspetto religioso, questi doni rituali alle acque dovevano forse assumere anche una connotazione sociale. Introdotta circa 3500 anni fa, la spada divenne presto uno status symbol, un vero e proprio emblema di appartenenza a un’élite sociale. Offrendo questi oggetti di prestigio alle acque del fiume, a beneficio di tutta la collettività, i ceti dominanti potevano così consolidare il proprio potere e assicurare la coesione della comunità stessa.
Le spade esposte sono state ritrovate nell’alveo del Chiese e del Mella in prossimità di punti di passaggio del fiume o di veri e propri guadi. In alcuni di questi luoghi sono ancora oggi presenti dei ponti, come nel caso di Ponte di Mezzane, tra Calvisano e Carpenedolo, a testimoniare l’importanza di questi fiumi come vie di comunicazione e come elementi di aggregazione nel sistema insediativo territoriale.
Età del bronzo
Tracce di vita quotidiana alla fine dell’età del Bronzo
Circa 3200 anni fa palafitte e terramare furono abbandonate e nella pianura lombarda orientale vennero costruiti nuovi abitati lungo il corso dei fiumi. Uno tra i più importanti siti dell’età del Bronzo Finale dell’Italia settentrionale è stato documentato a Casalmoro, dove le tracce di vari abitati, collocati a breve distanza uno dall’altro, si estendono per centinaia di ettari su un terrazzo fluviale sulla sponda occidentale del fiume Chiese.
Le ripetute ricerche archeologiche, che si sono concentrate in località Santa Maria Segreta, hanno permesso di individuare numerose fosse contenenti resti di intonaco con impronte di legni e intrecci vegetali, che sono quanto rimane delle costruzioni, e oggetti di terracotta e in selce, ossa, carboni e semi. Le fosse più profonde erano probabilmente in origine pozzi per l’acqua che, una volta divenuti inutilizzabili, sono stati impiegati per la raccolta dei rifiuti. I
I numerosi reperti ci restituiscono informazioni preziose sulla vita quotidiana che si svolgeva nel villaggio circa 3100 anni fa. Sono frammenti di vasi che venivano impiegati per la preparazione e la conservazione dei cibi, ma anche fusaiole e pesi da telaio adoperati nella filatura e nella tessitura. Gli oggetti in bronzo facevano parte dell’abbigliamento: sia le fibule, che funzionavano come le attuali spille di sicurezza, che gli spilloni che servivano per fissare o chiudere abiti e mantelli di tessuto.




