Età del ferro
Presenze etrusche in pianura Padana
A partire dal VI secolo a.C. gli Etruschi si espansero nella pianura a nord del Po, creando una rete di insediamenti lungo le principali vie di transito fluviali e terrestri. Merci e beni di lusso, tra cui le ceramiche attiche, giungevano dalla Grecia nei porti adriatici di Adria e Spina e, risalendo il Po e il Mincio, negli empori etruschi per poi essere distribuite nell’area del Garda e ancora in Europa centrale.
Le prime tracce della presenza etrusca lungo il Chiese sono state individuate a Castel Goffredo in località Bocchere e a Remedello Sotto. Si tratta di alcune sepolture associate a recipienti ceramici, tra cui brocche, coppe, vasi-attingitoio e grandi vasi interpretati come incensieri, frammenti di statuette in terracotta e oggetti di bronzo. Poco lontano, in località il Dossone, a est della necropoli, è stato individuato l’abitato.
Anche da un pozzetto venuto alla luce a Casalmoro, in località Santa Maria Segreta provengono materiali dello stesso periodo, tra cui strumenti per la filatura e diversi frammenti di coperchi e a vasi di forme diverse. Alcuni di questi recipienti, di colore grigio intenso o nero, sono esempi di una particolare produzione chiamata dagli archeologi bucchero padano perché realizzata dalle botteghe locali per imitare il bucchero, ossia la caratteristica ceramica nero-lucida dell’Etruria.
Statuetta di orante in terracotta da Remedello Sotto
Statuetta di orante in terracotta da Remedello Sotto
Età del ferro
I Cenomani, guerrieri celtici nel territorio del Chiese
Alla fine del V secolo a.C., alcuni popoli celtici – o Galli come li chiamavano i Romani – varcarono le Alpi e invasero l’Italia con ondate successive, raggiungendo Roma nel 390 a.C. I Cenomani occuparono un territorio compreso grossomodo tra il fiume Oglio e l’Adige, fino al corso del Po. Lo storico Polibio racconta che tra l’Oglio e il Chiese essi si stanziarono prevalentemente nelle aree rurali, abitando piccoli villaggi sparsi.
Se degli abitati dei Cenomani non sono rimaste tracce significative, sono invece numerosi i rinvenimenti delle loro necropoli. A Casalmoro, vennero scoperte tre sepolture a inumazione, datate all’incirca tra 400 e 350 a.C., di cui una appartenente a una donna che era stata sepolta con diversi vasi e almeno un bracciale.
Le più suggestive testimonianze funerarie celtiche riguardano le sepolture di guerrieri, come quelle rinvenute a in località Tagliate a Remedello Sopra, databili tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C. Entrambe le tombe contenevano diversi oggetti che indicano il ruolo privilegiato ricoperto dai due defunti all’interno della loro comunità. Accanto agli scheletri erano deposti oggetti e armi in ferro: la spada inserita nel fodero, lo scudo, la lancia, il coltello e le cesoie. Tra i corredi era presente anche una borraccia, quasi certamente in legno, di cui si sono conservate solo le parti in bronzo.
Età del ferro
Verso la romanizzazione
Con la conquista romana prese avvio un processo di integrazione culturale delle popolazioni celtiche stanziate nel territorio, che viene definito romanizzazione. Già nell’89 a.C. le comunità a nord del Po acquisirono il diritto latino – ius Latii – che permetteva di commerciare e sposarsi con i cittadini romani, mentre nel 49 a.C. Giulio Cesare concesse la piena cittadinanza romana a tutti gli abitanti della Cisalpina.
Le testimonianze funerarie lungo le sponde del Chiese mostrano la graduale assimilazione dei gusti e delle usanze romane. Tra II e I secolo a.C. il rito dell’incinerazione usato dai Romani sostituì l’inumazione, tradizionalmente adottata dai Cenomani. Le ceneri del defunto venivano raccolte e sepolte insieme agli oggetti di corredo in nuda terra o in una cassetta formata da lastre di pietra o tegole. Dalla metà del I secolo a.C. al posto delle armi e in particolare delle spade simbolo del guerriero celtico nelle sepolture venivano deposti oggetti della cultura romana, come le lucerne o gli strigili, o gli attrezzi da lavoro.
Risalgono a questo periodo alcune sepolture ad incinerazione messe in luce in località Corte a Remedello Sotto, tra cui la cosiddetta tomba del fabbro. Le ossa erano contenute all’interno di una situla, cioè un vaso realizzato in lamina di bronzo, e il corredo era composto quasi esclusivamente da oggetti metallici, tra cui gli attrezzi del mestiere.





