Età romana
Le Iunones, divinità romane di tradizione celtica
Ritrovato nel 1975 nel greto del fiume Chiese, questo piccolo altare in pietra calcarea è una testimonianza diretta della religiosità antica e della profonda commistione culturale derivata dalla lunga convivenza tra Cenomani e Romani. L’ara, datata al I sec. a.C., riporta infatti una dedica votiva a un gruppo di divinità femminili – le Iunones – da parte di Acuzio Rufo, un cittadino romano il cui nome tradisce un’origine celtica.
Questa iscrizione rientra nell’ambito di un più vasto fenomeno attestato da numerose dediche rivolte a divinità femminili, chiamate in genere Matronae o, appunto, Iunones, documentate da diversi rinvenimenti nella bassa pianura bresciana. Protettrici della salute e della fecondità, le Iunones rappresentano la forma romanizzata di un culto più antico, che affonda le proprie radici nella tradizione celtica.
Età romana
Vivere in agro. Insediamenti rurali di età imperiale lungo il Chiese
Con la concessione della cittadinanza romana, il territorio venne sistematicamente trasformato attraverso la costruzione di infrastrutture, come strade e ponti. Le campagne, bonificate e rese coltivabili, furono suddivise in lotti regolari secondo il sistema della centuriazione. Nei territori del basso corso del fiume Chiese, che nel 7 d.C. entrarono a far parte della Regio X Venetia et Histria, sorsero piccoli villaggi e insediamenti rurali sparsi, costituiti da modesti edifici di campagna, ville e fattorie.
Questi edifici avevano generalmente pareti in laterizi su fondazioni di pietre o ciottoli, tetto in legno con copertura di tegoloni o coppi e pavimenti in laterizi, in coccio pesto o in terra battuta. Alcuni vani, più signorili, avevano pavimenti in mosaico e pareti intonacate e dipinte e potevano essere isolati dall’umidità o riscaldati mediante particolari accorgimenti tecnici.
Lo studio dei reperti provenienti da questi contesti ci restituisce tante piccole scene di quella che doveva essere la vita quotidiana in campagna nei primi secoli dell’età imperiale e delle attività che scandivano le giornate di uomini e donne, tra otium, cioè tempo libero, e negotium, dedicato al lavoro e all’attività pubblica.
Età romana
La vita dei morti, nella memoria dei vivi
Nel mondo romano seppellire i morti secondo le regole e commemorarli in occasione delle festività era considerato un dovere religioso. Si credeva, infatti, che gli spiriti dei defunti, se adeguatamente onorati, potessero essere d’aiuto o, al contrario, perseguitare i vivi se trascurati.
Una delle necropoli romane più estese della Lombardia orientale è quella scoperta ad Acquafredda, in località Borgo dei Lupi composta da oltre 135 sepolture a incinerazione, la maggior parte in fossa, ma anche in anfora, in urna, a cassetta di laterizi e alla cappuccina, cioè con coperture di tegole disposte a doppio spiovente. Nei ricchi corredi erano presenti oggetti di uso quotidiano, ma anche beni con valore simbolico, ritenuti utili al defunto nel suo viaggio ultraterreno: stoviglie, lucerne, monete, oggetti per la cura del corpo, ornamenti e attrezzi da lavoro.
Le necropoli romane erano ubicate all’esterno dei centri abitati, lungo le strade. Le sepolture erano segnalate da un cippo o da un monumento che riportava, incise sulla pietra, il nome del defunto eventuali cariche ricoperte in vita e spesso, anche le misure del recinto funerario, cioè l’area di rispetto intorno alla tomba, per evitare che lo spazio venisse occupato da altri.


