Neolitico
I primi agricoltori della pianura Padana
Il paesaggio di pianura, costituito da campi fiancheggiati da canali e da filari di alberi, è il risultato di un lento e continuo processo di trasformazione dell’ambiente determinato dalle attività dell’uomo che si sono stratificate nel corso dei millenni. Già da circa 7200 anni fa, le prime comunità di agricoltori ricavarono gli spazi per i propri villaggi di capanne e per i campi da coltivare, sottraendoli alla fitta foresta che ricopriva la pianura Padana al termine dell’ultima glaciazione. È l’inizio del Neolitico, periodo in cui si diffuse uno stile di vita basato su agricoltura e allevamento, portato in Europa da uomini e donne giunti via mare dal Vicino Oriente.
Indispensabile strumento per abbattere alberi e lavorare il legno fu l’ascia, oggi considerata come un simbolo del Neolitico. Le lame di questi strumenti venivano realizzate levigando alcune pietre selezionate per la loro durezza, le cosiddette pietre verdi. Queste rocce metamorfiche sono rare in Europa e in Italia si trovano prevalentemente in Piemonte e in Liguria. Vennero utilizzate per la produzione di asce fino all’inizio dell’età del Bronzo, dando vita a un complesso sistema di scambi in grado di raggiungere imponenti distanze.
Neolitico
7200 anni fa, un villaggio neolitico tra terra e acque
I villaggi neolitici venivano costruiti sui dossi o sui terrazzi fluviali, cioè zone in posizione elevata nei pressi di corsi d’acqua. Questa scelta garantiva terreni fertili, ben drenati e al riparo dalle inondazioni e al tempo stesso vicini alle aree umide, dove era possibile cacciare e pescare. Proprio queste caratteristiche devono aver attirato coloro che, all’incirca 7200 anni fa, si insediarono in località Bocche a Isorella.
Le indagini archeologiche hanno portato alla luce i resti di una grande fossa poco profonda utilizzata come discarica. Oltre a frammenti di vasi in ceramica, resti di animali, strumenti in osso, pietra scheggiata e levigata, grazie alla setacciatura di tutto del terreno, sono stati recuperati anche semi e chicchi di cereali carbonizzati, carboni di legna e resti di conchiglie. Lo studio di questi reperti ha permesso di capire quali attività venivano svolte nel villaggio e di ricostruire l’ambiente circostante.
Gli abitanti coltivavano cereali – come orzo, piccolo farro e grano tenero – e allevavano pecore, capre e bovini, ma sfruttavano anche le risorse offerte dai boschi e dai corsi d’acqua. Dalla fossa provengono, infatti, resti di cervi, caprioli e cinghiali, molluschi d’acqua dolce e testuggini. Alcuni ornamenti in conchiglia marina suggeriscono che questa comunità faceva parte di un’ampia rete di contatti e scambi di prodotti provenienti da luoghi molto distanti.
Le indagini archeologiche condotte dall’Università Ca’ Foscari di Venezia in loc. Bocche a Isorella
Archaeological excavations carried out in the neolithic site of Isorella-Bocche by Ca’ Foscari University equipe.
Le indagini archeologiche condotte dall’Università Ca’ Foscari di Venezia in loc. Bocche a Isorella
Archaeological excavations carried out in the neolithic site of Isorella-Bocche by Ca’ Foscari University equipe.
Neolitico
Una finestra sulla vita delle comunità neolitiche di 6500 anni fa
Sulla sponda occidentale del fiume Chiese, in località Santa Maria Segreta a Casalmoro, circa 6500 anni fa, sorgeva un insediamento neolitico. Di questo abitato, in gran parte cancellato dalle occupazioni successive, rimangono solo alcune fosse di forma cilindrica, che vengono chiamate pozzetti.
La funzione di queste strutture, molto comuni nei siti neolitici, non è sempre facile da comprendere anche perché potevano essere riutilizzate più volte e per scopi diversi: per conservare i cereali, per estrarre o far decantare l’argilla, per raccogliere i rifiuti, ecc. In quelli di Casalmoro sono stati rinvenuti diversi strumenti dismessi, sia in selce che in osso e corno, abbondanti resti di animali domestici e numerosi cocci pertinenti a vasi diversi. Le analisi archeozoologiche, cioè condotte sui resti animali, hanno permesso di stabilire che buoi e maiali fornivano la carne, mentre capre e pecore erano allevate principalmente per il latte.
Sono state ritrovate anche due tombe riferibili allo stesso periodo; una apparteneva a un individuo deposto in posizione rannicchiata sul fianco destro, con la testa posta a nord; nell’altra, quattro punte di freccia in selce erano state disposte a coppie lungo le braccia del defunto, che giaceva supino e con la testa rivolta ad est.













